Curiosità linguistiche
Participî passati particolari



Di norma, nella lingua italiana i participî passati sono diretta continuazione di participî perfetti latini, oppure si formano tramite il suffisso -to, che è poi uno dei suffissi di formazione del participio perfetto latino, rimasto produttivo nel passaggio alla lingua italiana.
Sono molti i participî passati irregolari, ma nella maggior parte dei casi la loro anomalia è spiegabile proprio per la loro diretta discendenza dal latino (come nel caso del participio del verbo dire, détto, che continua il latino dĭctum¹) ovvero attraverso meccanismi di analogia (come nel caso del participio del verbo soffrire, soffèrto che risente probabilmente dell’esempio di una forma come apèrto).
Parliamo ora di participî ad alta irregolarità: si tratta di un nutrito gruppo di participî passati asuffissali, ovvero formati tramite la diretta apposizione delle desinenze nominali al tema del verbo. Ma piú di tante descrizioni valga l’esempio; citiamo:
Accóncio, participio passato tronco di acconciare;
Adórno, participio passato tronco di adornare;
Casso, participio passato tronco di cassare;
Cóncio, participio passato tronco di conciare;
Désto, participio passato tronco di destare;
Privo, participio passato tronco di privare;
Tócco, participio passato tronco di toccare;
Questi sono forse i piú usati, ma ve ne sono diversi altri. Si può facilmente notare che la formazione asuffissale del participio passato risulta praticamente un’esclusiva della prima coniugazione.
Va detto che queste forme sono sempre meno utilizzate, e senz’altro sono piú tipiche della lingua letteraria che di quella parlata. In alcuni casi, tuttavia, il loro utilizzo non è affatto estraneo neanche alla lingua di tutti i giorni.
Tra le particolarità della formazione verbale in italiano, questa ci pare una delle piú interessanti.
  1. Accusativo maschile del participio dĭctus, dĭcta, dĭctum. Analogamente la forma femminile détta continua l’accusativo femminile dĭctam.

8 ottobre 2014


Questo testo è proprietà intellettuale dell’autore, Ferruccio Sardu. La sua riproposizione, anche parziale, implica la citazione della fonte.

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